Milano, Roma e i comuni ad alta tensione abitativa. Nei centri individuati dalla delibera CIPE n. 87 del 13 novembre 2003 il proprietario ha davanti una vera alternativa. Il concordato garantisce la cedolare al 10 per cento e la riduzione del 25 per cento dell'IMU (art. 1, comma 760, L. 160/2019), il libero consente di allineare il canone al mercato. Nelle zone centrali delle grandi città, dove i canoni di mercato superano stabilmente i massimi degli accordi, il 4+4 libero resta prevalente. Prima di scegliere conviene sempre calcolare il rendimento netto sull'intera durata, perché il risultato dipende dal regime fiscale del locatore e dall'aliquota deliberata dal Comune.
Delibere comunali su IMU e TARI. L'aliquota IMU per gli immobili locati è decisa da ciascun Consiglio comunale entro i limiti della L. 160/2019, e alcuni enti riservano aliquote agevolate ai soli contratti concordati. La delibera dell'anno va consultata prima della firma. Anche la TARI dipende dal regolamento locale, ma la regola nazionale (art. 1, comma 643, L. 147/2013) la pone a carico del possessore solo per detenzioni fino a sei mesi: nel 4+4 è quindi di norma dovuta dal conduttore.
Province autonome di Trento e Bolzano. Qui l'IMU non si applica. Al suo posto operano l'IMIS in Trentino (L.P. 30 dicembre 2014, n. 14) e l'IMI in Alto Adige (L.P. 23 aprile 2014, n. 3), con aliquote e agevolazioni proprie per gli immobili locati, che vanno verificate sul sito del Comune competente.
Città d'arte e località turistiche. A Venezia, Firenze e sulle coste il proprietario valuta spesso il 4+4 in alternativa agli affitti brevi. La locazione turistica richiede il codice identificativo nazionale (art. 13-ter D.L. 145/2023) e adempimenti di pubblica sicurezza, mentre il 4+4 assicura un reddito stabile senza gestione quotidiana. Alcuni comuni prevedono inoltre incentivi per riportare gli alloggi sul mercato residenziale di lungo periodo.