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Richiesta ferie

Richiesta permesso per lutto familiare da scaricare

Formalizza l'assenza per lutto con un modello chiaro: date, parentela e certificato in regola con la L. 53/2000. Evita errori in busta paga. Word e PDF pronti.
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La richiesta di permesso per lutto familiare è la comunicazione con cui un dipendente formalizza l'assenza dal lavoro dopo il decesso di un familiare, indicando il periodo, il grado di parentela e la documentazione a corredo. È il documento che trasforma una notizia dolorosa e spesso confusa in un atto tracciabile: tre righe scritte bene evitano il classico equivoco del "me l'avevi detto a voce", fissano le date approvate per buste paga e passaggi di consegne, e mettono il lavoratore al riparo da contestazioni successive. Vale per il settore privato e per quello pubblico, con il riferimento di base nell'art. 4, comma 1, della legge n. 53/2000, e si appoggia quasi sempre al CCNL applicato per i dettagli operativi.

Chi la usa lo sa: nel momento del lutto nessuno ha voglia di pensare alla forma. Proprio per questo un modello pronto, con i campi giusti già predisposti, toglie un pensiero e lascia una prova chiara di cosa è stato chiesto e quando.

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Che cos'è la richiesta di permesso per lutto

La richiesta di permesso per lutto è una comunicazione scritta, indirizzata al datore di lavoro o all'ufficio del personale, con cui il dipendente esercita il diritto ai tre giorni di permesso retribuito previsti dalla legge in caso di decesso di un congiunto. Non è una domanda di ferie e non va confusa con essa: le ferie maturano e si pianificano, il permesso per lutto è un istituto autonomo legato a un evento specifico, e i giorni non vengono decurtati dal monte ferie né dai ROL. Confondere i due piani è uno degli errori che gli uffici HM vedono più spesso, e che genera contabilizzazioni sbagliate in busta paga.

Sul piano pratico, la richiesta contiene sempre quattro elementi: i dati del dipendente e del destinatario, il periodo esatto di assenza, il grado di parentela rispetto al defunto e il riferimento alla documentazione allegata o autocertificata. La causale va scritta con precisione, perché è quella che giustifica la retribuzione: una formula vaga del tipo "motivi familiari" non basta a inquadrare l'assenza come permesso per lutto e rischia di farla derubricare a permesso non retribuito. Per chi gestisce un team, avere una procedura uniforme tra colleghi facilita anche i modelli di richiesta ferie per i dipendenti italiani, che seguono la stessa logica di tracciabilità.

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Quadro normativo

Il riferimento cardine è l'art. 4, comma 1, della legge 8 marzo 2000, n. 53, che riconosce a ogni lavoratrice e lavoratore tre giorni complessivi di permesso retribuito all'anno in caso di decesso o di documentata grave infermità del coniuge, anche legalmente separato, del convivente con stabile convivenza risultante da certificazione anagrafica, o di un parente entro il secondo grado anche non convivente. Il secondo grado comprende genitori e figli (primo grado), fratelli, nonni e nipoti (secondo grado). Il regolamento attuativo, il D.M. 21 luglio 2000, n. 278, precisa modalità e documentazione, e chiarisce che il permesso può essere fruito anche in forma frazionata.

La platea va letta con attenzione, perché qui nascono la maggior parte delle contestazioni. Per i parenti di terzo grado, come zii e cugini, e per gli affini, come suoceri, generi e cognati, la legge non riconosce automaticamente il diritto: la copertura dipende interamente dal CCNL applicato, che in molti settori estende l'elenco o aggiunge giornate. Chi compila la richiesta deve quindi verificare il proprio contratto prima di indicare il grado di parentela, perché un modello generico che dia per scontato un diritto inesistente porta dritto al diniego. Le unioni civili sono equiparate al matrimonio ai fini del permesso per effetto della legge n. 76/2016.

Sul fronte dei tempi, va segnalato che la normativa di settore ha introdotto in più ambiti un termine entro cui il permesso va goduto dopo l'evento, in genere alcuni giorni lavorativi dal decesso. Le condizioni esatte e gli aggiornamenti più recenti sono consultabili nel testo dell'articolo 25 sui permessi per lutto pubblicato in Gazzetta Ufficiale. Quando il lutto riguarda un familiare che non rientra nella platea legale, resta la strada del permesso non retribuito da concordare con il datore, oppure l'uso di ferie residue.

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Quando serve questo documento

Il caso più frequente è il decesso di un familiare stretto: un genitore, un figlio, il coniuge o un fratello. Qui il diritto è pieno e la richiesta serve soprattutto a fissare le tre giornate e a evitare che, al rientro, l'assenza venga contabilizzata male. Capita spesso che il lavoratore avvisi telefonicamente nel momento dello smarrimento iniziale, poi però manca il documento scritto, e a fine mese nessuno ricorda se erano permessi per lutto o ferie. La comunicazione formale chiude questa ambiguità a monte.

Un secondo scenario è quello dei turni e dei piccoli team, dove l'assenza improvvisa di una persona scopre una postazione. In questi casi la richiesta scritta non è solo una formalità: indica le date precise, consente al responsabile di organizzare la sostituzione e mette per iscritto chi approva. Lo stesso vale per chi lavora in aziende con più sedi, dove la richiesta verbale fatta a un capoturno raramente arriva all'ufficio paghe corretto.

Ci sono poi le situazioni di confine, ed è lì che l'esperienza conta. Il convivente more uxorio dà diritto al permesso solo se la convivenza risulta da certificazione anagrafica: la dichiarazione a voce non basta. Il decesso di un parente di terzo grado richiede di controllare il CCNL prima di scrivere la causale. E se nello stesso anno si verificano due lutti, le tre giornate restano comunque tre complessive, non tre per evento, salvo che il contratto collettivo non disponga diversamente. In questi casi, chi sa di dover gestire un'assenza più lunga valuta in anticipo se affiancare un periodo di aspettativa o congedo per gravi motivi familiari.

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Cosa contiene il nostro modello

  • L'intestazione e i dati delle parti identificano con precisione il dipendente, la sua posizione e l'ufficio o il responsabile destinatario. Una richiesta indirizzata alla persona sbagliata è il primo motivo per cui un permesso resta "in sospeso", e il modello guida la compilazione su questo punto.
  • L'oggetto e la causale sono formulati per inquadrare l'assenza come permesso per lutto ex art. 4, comma 1, legge 53/2000, evitando le formule generiche che rischiano la derubricazione. Il testo lascia spazio per specificare la natura dell'evento senza scendere in dettagli personali superflui.
  • L'indicazione del grado di parentela rispetto al defunto è il cuore della richiesta, perché determina il diritto stesso: il modello richiama la distinzione tra parenti entro il secondo grado, coperti dalla legge, e gradi superiori, rimessi al CCNL.
  • Il periodo di assenza riporta le date di inizio e fine con la possibilità di frazionamento, opzione spesso necessaria quando le esequie e gli adempimenti successivi non sono consecutivi.
  • Il riferimento alla documentazione prevede sia l'allegato del certificato di morte o dello stato di famiglia, sia la formula di autocertificazione prevista dal D.P.R. 445/2000, che attesta decesso e legame di parentela quando l'azienda la accetta.
  • Lo spazio per il passaggio di consegne e la reperibilità chiude la richiesta sul piano organizzativo, segnalando chi copre le attività durante l'assenza. È il dettaglio che il datore apprezza e che rende l'approvazione più rapida.
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Come compilare la richiesta

Si parte dai dati anagrafici e dalla scelta del destinatario corretto, perché da questo dipende la rapidità della risposta. Il modello chiede poi di indicare il grado di parentela, e su questa base suggerisce quale inquadramento normativo richiamare: per i familiari entro il secondo grado il riferimento è diretto alla legge 53/2000, per gli altri rimanda alla verifica del CCNL. Da qui si inseriscono le date di assenza, con la possibilità di spezzarle se le giornate non sono consecutive.

Il passaggio successivo riguarda la documentazione: chi ha già il certificato lo allega, chi preferisce procede con l'autocertificazione, e il testo si adatta di conseguenza. Prima della firma resta lo spazio per le note organizzative, dove si annota la persona che subentra e gli eventuali recapiti durante l'assenza. Una volta completato, il documento si scarica in Word modificabile e in PDF pronto per la firma e l'archiviazione nel fascicolo del personale. Lo stesso percorso guidato è disponibile per gli altri permessi e congedi previsti dalla legge italiana.

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Errori da evitare

L'errore più comune è restare sul piano verbale. Una telefonata al responsabile va bene per il primo avviso, ma senza una richiesta scritta non resta traccia né delle date né della causale, e al momento della busta paga la giornata può essere contabilizzata come ferie o, peggio, come assenza ingiustificata. Il secondo errore riguarda il grado di parentela: molti danno per scontato che il permesso retribuito copra suoceri, zii o cugini, mentre la legge 53/2000 si ferma al secondo grado e ogni estensione passa dal contratto collettivo. Scrivere la causale senza questa verifica è il modo più sicuro per vedersi respingere la richiesta.

Un terzo passo falso è trascurare la documentazione. La legge richiede che il decesso sia documentato, e l'autocertificazione, pur ammessa, deve riportare nome, data e luogo del decesso oltre al legame di parentela; una formula incompleta non regge a un controllo formale. C'è poi il tema dei tempi: in diversi ambiti il permesso va goduto entro un numero limitato di giorni lavorativi dall'evento, e chi lo richiede a distanza di settimane rischia di perdere il diritto e di dover ripiegare su ferie residue o permessi a recupero. Infine, per il datore, un diniego senza una motivazione organizzativa reale, su un istituto che la legge configura come diritto, è una scelta fragile che può ritorcersi contro l'azienda.

Punti chiave da ricordare

Natura del permesso

Non sono ferie: tre giorni retribuiti

La richiesta serve a esercitare un diritto distinto dalle ferie: tre giorni complessivi di permesso retribuito all’anno per lutto, senza decurtare ferie né ROL. Se lo scambi per ferie o scrivi una causale generica come “motivi familiari”, l’assenza può essere contabilizzata male e finire come permesso non retribuito, con effetti immediati in busta paga.

Quadro legale

Chi rientra e chi no

Il riferimento base è l’art. 4, comma 1, della L. 53/2000: copre coniuge (anche separato), convivente con stabile convivenza certificata e parenti entro il secondo grado. Per parenti di terzo grado e affini non c’è automatismo: decide il CCNL. Anche le unioni civili sono equiparate al matrimonio. Indicare la parentela corretta evita dinieghi e contestazioni.

Operatività

Scrivi tutto: date, parentela, documenti

La richiesta deve essere tracciabile e completa: destinatario e dati del dipendente, periodo esatto di assenza, grado di parentela e documentazione allegata o autocertificata, secondo le modalità richiamate anche dal D.M. 278/2000. Mettere nero su bianco evita il classico “me l’avevi detto a voce”, facilita passaggi di consegne e riduce errori amministrativi.

Domande frequenti

Sì. La richiesta scritta è il documento con cui eserciti un diritto riconosciuto dall'art. 4, comma 1, della legge n. 53/2000, e vale tanto nel settore privato quanto in quello pubblico. Non richiede forme particolari né l'intervento di un avvocato: deve solo identificare le parti, indicare le date, il grado di parentela e la documentazione. Una volta protocollata o consegnata con prova di ricezione, fissa in modo opponibile cosa hai chiesto e quando. Il modello segue la struttura prevista dalla normativa e dal regolamento attuativo D.M. 278/2000, così la comunicazione è pienamente utilizzabile davanti all'ufficio del personale e, in caso di contestazione, come prova documentale.

La legge riconosce tre giorni di permesso retribuito all'anno in caso di decesso del coniuge, del convivente con convivenza risultante dall'anagrafe, o di un parente entro il secondo grado, cioè genitori, figli, fratelli, nonni e nipoti. I tre giorni sono complessivi e non si moltiplicano se nello stesso anno si verificano più lutti, salvo diversa previsione del CCNL. Per i parenti di terzo grado, come zii e cugini, e per gli affini, il diritto non è automatico e dipende dal contratto collettivo applicato. Prima di compilare conviene sempre controllare il proprio CCNL, perché molti settori estendono la platea o aggiungono giornate.

Il permesso per lutto è legato all'evento, quindi va richiesto e goduto in un arco di tempo ragionevolmente vicino al decesso. In diversi ambiti la normativa di settore fissa un termine preciso, in genere alcuni giorni lavorativi dall'evento, oltre il quale il diritto si perde. La regola pratica è semplice: comunica subito l'assenza, anche solo per le vie brevi, e formalizza la richiesta scritta nei giorni immediatamente successivi. Rimandarla di settimane è rischioso, perché un permesso fruito troppo tardi può essere respinto e costringerti a ripiegare su ferie o permessi a recupero.

In molti casi l'autocertificazione è ammessa ai sensi del D.P.R. 445/2000: puoi attestare tu stesso il decesso, indicando nome, cognome, data e luogo della morte, e dichiarare il legame di parentela che giustifica l'assenza. Resta però la possibilità per il datore di chiedere la documentazione a supporto, come il certificato di morte o lo stato di famiglia. Il modello prevede entrambe le opzioni, così scegli la formula più adatta al tuo contesto aziendale. Attenzione a non lasciare l'autocertificazione incompleta: una dichiarazione senza data o luogo del decesso non supera un controllo formale e può invalidare la giustificazione.

Il modello si scarica in due formati. La versione Word è completamente modificabile, utile per adattare la causale al tuo CCNL o per inserire note specifiche prima dell'invio. La versione PDF è pronta per la stampa e la firma, ideale per l'archiviazione stabile nel fascicolo del personale o per l'invio via email con valore di comunicazione formale. Avere entrambi i formati ti permette di lavorare prima sul testo e poi di congelare la versione definitiva, evitando che il documento venga modificato dopo la consegna. È lo stesso doppio formato disponibile per tutti i modelli di assenza e congedo della categoria.

No. Il permesso per lutto è un istituto autonomo: i tre giorni retribuiti previsti dalla legge 53/2000 non incidono sul monte ferie né sui ROL, e durante l'assenza mantieni la retribuzione ordinaria. È proprio per questo che la causale va scritta correttamente nella richiesta: se l'assenza viene inquadrata come permesso per lutto, resta separata dalle ferie; se invece la causale è generica, l'ufficio paghe rischia di scalare le giornate dal residuo ferie. Indicare il riferimento normativo nella richiesta è il modo più sicuro per garantire la contabilizzazione corretta.

Il permesso per lutto della legge 53/2000 è configurato come un diritto del lavoratore quando ricorrono i presupposti, cioè il decesso di un familiare rientrante nella platea prevista e la corretta documentazione. Il datore esercita un controllo di tipo formale, sulla presentazione della domanda e sull'idoneità dei documenti, ma non entra nel merito del dolore o delle ragioni personali. Un diniego è sostenibile solo se mancano i presupposti, ad esempio per un parente fuori dal grado coperto senza estensione del CCNL. Per le assenze che invece la legge non garantisce come diritto pieno, come alcuni permessi non retribuiti, la concessione resta discrezionale e va concordata.

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Aggiornato il 31 maggio 2026

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