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Statuto ODV in Word e PDF: modello editabile

Modello di statuto ODV in formato Word e PDF, con clausole su volontari, gratuità delle prestazioni, attività di interesse generale e RUNTS.
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Costituire un'organizzazione di volontariato senza uno statuto ODV scritto a regola d'arte è il modo più rapido per veder bloccata l'iscrizione al Registro Unico Nazionale del Terzo Settore. Lo statuto è il documento fondante che disciplina lo scopo, la governance, l'ammissione dei soci e il regime patrimoniale dell'ente, nel pieno rispetto degli articoli 32-34 del D.Lgs. 117/2017 (Codice del Terzo Settore). Si rivolge ai gruppi di cittadini che intendono organizzare attività di interesse generale a titolo gratuito, con prevalenza dei volontari rispetto ai lavoratori retribuiti. Un testo ben redatto evita rilievi dell'Ufficio del RUNTS, mette al riparo da contestazioni interne e consente di accedere a benefici fiscali, convenzioni con enti pubblici e ai contributi del 5 per mille.

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Che cos'è uno statuto ODV?

Lo statuto di un'organizzazione di volontariato è l'atto che, insieme all'atto costitutivo, fa nascere giuridicamente l'ente e ne disciplina il funzionamento ordinario. Non è un semplice regolamento interno: è la fonte primaria a cui faranno riferimento i soci, l'organo di amministrazione, i revisori, l'Ufficio del RUNTS e, in caso di contenzioso, il giudice. La sua qualità determina la solidità dell'ente per tutti gli anni successivi.

La distinzione decisiva è quella tra statuto ODV e statuto di un'associazione ordinaria non iscritta al Terzo Settore. Lo statuto ODV recepisce obbligatoriamente le clausole imposte dal Codice del Terzo Settore, in particolare la qualificazione delle attività di interesse generale ai sensi dell'art. 5 CTS, la prevalenza dell'attività dei volontari rispetto a quella retribuita, la gratuità delle prestazioni, l'assenza di scopo di lucro e la devoluzione del patrimonio in caso di scioglimento. Senza queste clausole l'ente non può ottenere la qualifica di ODV né iscriversi alla relativa sezione del RUNTS.

Va anche distinto dallo statuto di un'Associazione di Promozione Sociale (APS) o di un'impresa sociale: pur condividendo il perimetro degli ETS, ciascuna forma ha requisiti propri quanto a numero minimo di soci, tipologia di destinatari delle attività e possibilità di esercizio di attività commerciale. Tra i modelli per associazioni e ETS disponibili sul nostro sito lo statuto ODV è quello con i vincoli più stringenti in materia di gratuità del lavoro volontario.

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Quadro normativo

La cornice giuridica delle organizzazioni di volontariato è interamente racchiusa nel Decreto Legislativo 3 luglio 2017, n. 117, meglio noto come Codice del Terzo Settore, che ha abrogato la storica legge n. 266 del 1991 (la cosiddetta "legge quadro sul volontariato"). La transizione si è completata con l'operatività del RUNTS, e oggi nessuna nuova ODV può essere costituita ignorando il CTS.

Gli articoli chiave per lo statuto sono tre. L'articolo 32 CTS definisce l'organizzazione di volontariato come ETS costituito da almeno sette persone fisiche o tre organizzazioni di volontariato in qualità di soci, che svolge prevalentemente in favore di terzi una o più attività di interesse generale avvalendosi in modo prevalente delle prestazioni dei propri volontari. L'articolo 33 CTS disciplina le risorse economiche ammissibili: quote associative, contributi pubblici e privati, donazioni, rimborsi da convenzioni, raccolte fondi occasionali e proventi da attività di interesse generale svolte in regime di marginalità. L'articolo 34 CTS fissa le regole di ordinamento e amministrazione, con il principio dell'assemblea sovrana, l'obbligo di un organo amministrativo i cui componenti siano scelti in maggioranza tra i soci, e l'incompatibilità con la qualifica di lavoratore subordinato dell'ente.

A queste norme si aggiungono i pilastri trasversali del CTS: l'articolo 4 (definizione di ETS), l'articolo 5 (elenco delle ventisei attività di interesse generale), l'articolo 8 (assenza di scopo di lucro e divieto di distribuzione indiretta di utili) e l'articolo 17 (qualifica del volontario, divieto di retribuzione, limiti ai rimborsi spese). Il testo coordinato viene aggiornato costantemente sul portale ufficiale del legislatore: la fonte primaria a cui fare riferimento è il testo vigente del Codice del Terzo Settore pubblicato su Normattiva, che restituisce la versione coordinata con tutte le modifiche successive. Chi confronta lo statuto ODV con gli statuti societari delle imprese a scopo di lucro si accorge subito della differenza di logica: nelle società conta la ripartizione degli utili, qui conta la destinazione vincolata del patrimonio a fini solidaristici.

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Quando serve uno statuto ODV?

Il caso più frequente è la costituzione di un nuovo ente da parte di un gruppo di cittadini che vuole strutturarsi per svolgere attività di volontariato in modo continuativo. Senza uno statuto conforme al CTS l'ente esiste come associazione non riconosciuta ai sensi dell'art. 36 c.c., ma non potrà mai fregiarsi della qualifica di ODV né accedere ai benefici fiscali del Terzo Settore, alle convenzioni con la pubblica amministrazione e al 5 per mille. Il sette è il numero minimo di soci fondatori persone fisiche richiesto dall'art. 32 CTS: presentarsi al notaio o all'Ufficio del RUNTS con sei firmatari significa veder respinta l'istanza.

Un secondo scenario tipico è la trasformazione di un'associazione preesistente che vuole iscriversi alla sezione ODV del RUNTS. Lo statuto va riformulato in assemblea straordinaria, con i quorum rinforzati previsti dallo statuto vigente, e adattato per recepire integralmente le clausole del Codice. Molte associazioni iscritte ai vecchi registri regionali del volontariato hanno scoperto, durante la trasmigrazione automatica prevista dal D.M. 15 settembre 2020, che i loro statuti contenevano lacune incompatibili con la nuova normativa.

La modifica statutaria torna utile anche più avanti nella vita dell'ente: trasferimento della sede legale tra Comuni differenti, ampliamento delle attività esercitate, modifica della governance, ingresso di soci persone giuridiche. Caso particolare ma sempre più frequente, la fusione tra due ODV impone una rifusione integrale degli statuti in un testo unitario, con tutela del patrimonio e continuità delle convenzioni in corso.

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Clausole chiave del nostro modello

Il nostro statuto è costruito per superare il vaglio dell'Ufficio del RUNTS al primo deposito. Ogni clausola corrisponde a un obbligo del Codice del Terzo Settore o a una buona prassi consolidata.

  • La clausola sullo scopo e attività di interesse generale è agganciata all'elenco tassativo dell'art. 5 CTS. Il modello consente di selezionare le specifiche lettere applicabili (per esempio lettera a per gli interventi sociosanitari, lettera u per la protezione civile), evitando formulazioni generiche del tipo "attività di solidarietà sociale" che spesso vengono contestate dall'ufficio istruttore.
  • La clausola sulla prevalenza dei volontari ribadisce il vincolo dell'art. 32 CTS: i lavoratori retribuiti, se presenti, non possono superare il cinquanta per cento del numero dei volontari o il cinque per cento del numero degli associati. La formulazione del modello recepisce entrambe le soglie alternative previste dalla norma e impone un monitoraggio annuale.
  • La clausola sulla gratuità delle prestazioni richiama l'art. 17 CTS e disciplina i rimborsi spese: solo spese effettivamente sostenute e documentate, con il tetto forfettario stabilito dal D.M. 6 ottobre 2021 per i casi residuali. Sono vietate qualunque forma di retribuzione e anche i "gettoni di presenza".
  • La clausola sull'assemblea dei soci disciplina convocazione, quorum costitutivo e deliberativo, voto per delega con il limite di tre deleghe per associato ai sensi dell'art. 24 CTS, partecipazione in modalità telematica e contenuto minimo dei verbali. È la sezione dove nascono più spesso le contestazioni interne dei soci dissenzienti.
  • La clausola sull'organo di amministrazione prevede composizione, durata in carica, cause di ineleggibilità e poteri delegabili. La governance ha tratti comuni con quella delle imprese, ma logica e responsabilità restano diverse: per le scadenze ricorrenti di gestione si possono consultare i documenti di governance per la gestione corrente di un ente.
  • La clausola sulla devoluzione del patrimonio prescrive, in caso di scioglimento, il trasferimento del residuo ad altro ETS o alla Fondazione Italia Sociale, previo parere positivo dell'Ufficio del RUNTS, come prescritto dall'art. 9 CTS.
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Aspetti regionali e iscrizione al RUNTS

L'iscrizione alla sezione ODV del Registro Unico Nazionale del Terzo Settore si effettua tramite l'Ufficio del RUNTS competente per la regione in cui ha sede legale l'ente. Sebbene la normativa sia nazionale e uniforme, la prassi applicativa varia da territorio a territorio: conoscere queste differenze evita di vedersi richiedere integrazioni o correzioni dopo settimane di attesa.

Lombardia. L'Ufficio regionale di Milano applica con rigore l'art. 21 D.M. 106/2020 sui contenuti minimi statutari. Le ODV con sede in Lombardia devono prestare particolare attenzione alla coerenza tra le attività di interesse generale dichiarate in statuto e quelle effettivamente svolte: i controlli a campione sono frequenti e una difformità può portare alla cancellazione dalla sezione ODV. Le procedure di iscrizione, una volta superato lo screening formale, tendono a chiudersi in tempi più rapidi della media nazionale.

Lazio. L'Ufficio di Roma gestisce un volume elevato di pratiche, con tempi spesso più lunghi della media nazionale. Le richieste di integrazione vertono di frequente sulla clausola di devoluzione del patrimonio e sulla puntuale indicazione della sede legale operativa, perché il decentramento amministrativo richiede di indirizzare correttamente gli atti al servizio competente della Regione.

Veneto. Il Veneto ha un tessuto associativo particolarmente sviluppato. L'Ufficio regionale del RUNTS richiede tipicamente che lo statuto specifichi le modalità di rendicontazione delle raccolte fondi occasionali previste dall'art. 7 CTS, anche quando non sono ancora effettuate. È un punto su cui i modelli generici cadono spesso e che vale la pena curare in fase di stesura.

Emilia-Romagna. L'Ufficio di Bologna ha consolidato una prassi interpretativa stringente sull'art. 33 CTS in materia di attività diverse esercitate in via secondaria: lo statuto deve indicare quali attività non di interesse generale l'ODV può svolgere e con quali criteri di secondarietà e strumentalità, ai sensi del D.M. 19 maggio 2021.

Sicilia. In Sicilia la trasmigrazione dai registri regionali ha generato un arretrato significativo e gli statuti depositati in via originaria vengono esaminati con maggiore attenzione, spesso con richieste di adeguamento sulle clausole di governance e organo di controllo. Per un quadro completo dei modelli associativi e societari italiani il catalogo completo dei modelli legali italiani raccoglie i principali documenti per ETS, imprese e privati.

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Come compilare lo statuto ODV

La compilazione comincia dalla scelta del tipo di ODV: associazione riconosciuta (con personalità giuridica) o non riconosciuta. Il nostro generatore propone la differenza in modo esplicito, perché incide sui requisiti patrimoniali e sulla responsabilità degli amministratori. La maggior parte delle ODV opta per la forma non riconosciuta, salvo quando il patrimonio o le attività richiedono la tutela ulteriore della personalità giuridica.

Il secondo passaggio riguarda i dati identificativi: denominazione, sede legale, durata. La denominazione deve contenere obbligatoriamente la locuzione "organizzazione di volontariato" o l'acronimo "ODV", da utilizzare anche nella corrispondenza esterna una volta iscritta al RUNTS.

A seguire si selezionano le attività di interesse generale dall'elenco delle ventisei lettere dell'art. 5 CTS. È una scelta sostanziale, non di forma: ogni lettera apre o chiude la possibilità di accedere a specifici regimi fiscali, contributi e convenzioni. Il modello offre una descrizione di ogni lettera e suggerisce le combinazioni più ricorrenti per le ODV operanti in ambito sociosanitario, culturale o di protezione civile.

L'ultima parte raccoglie la governance: numero dei consiglieri, durata della carica, modalità di convocazione assemblea, regole sui rimborsi spese ai volontari, criteri di destinazione del patrimonio. Per chi gestisce singolarmente deleghe e mandati interni può essere utile integrare con altri documenti per adempimenti quotidiani delle persone fisiche come procure, deleghe e autodichiarazioni.

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Errori comuni da evitare

Il primo errore, ricorrente in quasi un'istanza su tre, è dichiarare attività di interesse generale troppo generiche o non riconducibili all'elenco dell'art. 5 CTS. Formule come "promozione del benessere sociale" o "valorizzazione del territorio" sembrano innocue, ma l'Ufficio del RUNTS le rigetta perché non agganciate a una lettera specifica. La regola pratica: ogni attività descritta in statuto deve corrispondere puntualmente a una lettera dell'art. 5 e, se possibile, replicarne la formulazione.

Il secondo errore è confondere gratuità delle prestazioni dei volontari con assenza totale di rimborsi. Lo statuto deve prevedere espressamente il rimborso delle spese vive sostenute dai volontari nell'esercizio dell'attività, entro i limiti del D.M. 6 ottobre 2021 per i rimborsi forfettari. Omettere questa previsione complica la rendicontazione delle missioni e crea zone grigie fiscali per i singoli volontari.

Tra gli scivoloni ricorrenti vanno poi citati: l'omissione della clausola sull'organo di controllo quando l'ente supera le soglie dimensionali dell'art. 30 CTS; la mancata previsione di modalità telematiche di partecipazione all'assemblea, oggi attese dalla prassi; la durata indeterminata della carica di consigliere, che contraddice il principio di democraticità; e la clausola di devoluzione del patrimonio scritta in modo difforme dall'art. 9 CTS. Quest'ultima è la causa di rigetto più frequente in fase di prima iscrizione al RUNTS: basta una sfumatura nel testo perché l'ufficio sospenda il procedimento e chieda una nuova versione approvata in assemblea straordinaria.

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Domande frequenti

Lo statuto ODV generato è giuridicamente valido in Italia?

Sì, il modello recepisce integralmente le clausole obbligatorie del D.Lgs. 117/2017 e in particolare gli articoli 32, 33 e 34 sulla qualifica di organizzazione di volontariato. Una volta compilato in tutte le parti e adottato in assemblea costitutiva (o straordinaria, in caso di trasformazione), lo statuto produce gli effetti giuridici previsti dalla legge e può essere depositato presso l'Ufficio del RUNTS competente. La validità presuppone scelte di compilazione coerenti con la realtà dell'ente: numero di soci, attività effettivamente svolte, governance prescelta.

In che formato posso scaricare lo statuto ODV?

Lo statuto viene generato in doppio formato Word (.docx) e PDF, scaricabili immediatamente dopo la compilazione. Il file Word è completamente modificabile, utile per piccoli aggiornamenti successivi come il trasferimento di sede o il cambio di consiglieri. Il PDF è la versione pronta per la firma, l'allegazione all'atto costitutivo e il deposito al RUNTS. Entrambi i formati sono impaginati con margini e numerazione conformi alle prassi degli uffici regionali del Terzo Settore. La conservazione digitale è consentita ai sensi del CAD (D.Lgs. 82/2005).

Quanto tempo serve per ottenere l'iscrizione al RUNTS?

L'art. 47 CTS fissa in sessanta giorni il termine entro il quale l'Ufficio del RUNTS deve pronunciarsi sull'istanza di iscrizione. Nella prassi i tempi variano per regione: in Lombardia ed Emilia-Romagna spesso bastano trenta-quaranta giorni; in altre regioni con maggiore arretrato si possono superare i novanta. Se l'ufficio non si pronuncia opera il silenzio assenso previsto dal comma 5 dell'art. 47. Durante l'istruttoria il termine si sospende in caso di richieste di integrazione: avere uno statuto preciso fin dal primo deposito riduce drasticamente queste richieste.

Quanti soci servono per costituire una ODV?

L'articolo 32 CTS impone un numero minimo di sette persone fisiche oppure tre organizzazioni di volontariato come soci fondatori. È una soglia non derogabile: scendere sotto i sette firmatari preclude l'iscrizione alla sezione ODV del RUNTS. Se durante la vita dell'ente il numero di soci scende sotto il minimo legale, lo statuto deve prevedere un anno per la regolarizzazione, decorso il quale l'ufficio procede alla cancellazione dalla sezione ODV. Molte realtà gestiscono la transizione passando alla sezione APS, che ha un perimetro di attività più ampio.

Devo far redigere lo statuto ODV da un notaio?

Dipende dal tipo di ODV. L'associazione non riconosciuta, forma scelta dalla maggioranza delle ODV italiane, non richiede atto notarile: statuto e atto costitutivo possono essere redatti in forma di scrittura privata e firmati dai soci fondatori. L'associazione riconosciuta, che acquisisce personalità giuridica e dunque autonomia patrimoniale perfetta, richiede invece l'atto pubblico notarile ai sensi dell'art. 14 c.c. Il riconoscimento avviene contestualmente all'iscrizione al RUNTS, come previsto dall'art. 22 CTS, snellendo un procedimento che prima passava dalla Prefettura.

Cosa devo indicare nello statuto sulla sede legale dell'ODV?

Lo statuto deve riportare la sede legale dell'ente (Comune e indirizzo completo). Eventuali trasferimenti all'interno dello stesso Comune possono essere decisi dall'organo di amministrazione, mentre il trasferimento in altro Comune richiede assemblea straordinaria con modifica statutaria. I locali operativi possono coincidere con la sede legale o esserne distinti. Se l'ODV utilizza locali concessi da soci o da terzi, conviene formalizzare il rapporto: il contratto di comodato d'uso gratuito tra i modelli immobiliari italiani è la soluzione più frequente per mettere al riparo l'ente da contestazioni sulla disponibilità dei locali.

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