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Immobiliare

Contratto a canone concordato 3+2 con cedolare al 10%

Crea un contratto a canone concordato 3+2 conforme al DM 16 gennaio 2017 e accedi alle agevolazioni fiscali: cedolare al 10% e IMU ridotta del 25%.
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Il contratto di locazione a canone concordato 3+2 è il modello di affitto abitativo a canone calmierato disciplinato dalla legge 9 dicembre 1998, n. 431. Il canone non è libero, ma viene determinato secondo gli accordi territoriali sottoscritti tra le associazioni della proprietà edilizia e quelle dei conduttori nel Comune dove si trova l'immobile. In cambio di questa limitazione, il proprietario accede a un pacchetto fiscale di notevole portata: cedolare secca al 10% nei Comuni ad alta tensione abitativa, riduzione IMU del 25% e abbattimento della base imponibile dell'imposta di registro. È la formula d'elezione per chi cerca prevedibilità fiscale e un inquilino stabile su una durata media-lunga.

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Contratto a canone concordato 3+2 con cedolare al 10%

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Cos'è un contratto di locazione a canone concordato 3+2?

La sigla "3+2" indica la durata legale del contratto: tre anni iniziali, prorogati di diritto per altri due alla prima scadenza, salvo la volontà del locatore di disdire per i gravi motivi tassativi previsti dall'articolo 3, comma 1 della legge 431/1998 (necessità di adibire l'immobile ad uso proprio, vendita a terzi senza diritto di prelazione, ristrutturazione integrale). Al termine dei cinque anni, il contratto si rinnova ulteriormente di tre anni, salvo nuova disdetta motivata. Il tratto distintivo, però, non sta nella durata: sta nel canone, che deve rientrare nelle fasce concordate localmente per zona urbanistica, tipologia edilizia e dotazione dell'immobile.

La differenza con il contratto a canone libero 4+4 è netta. Nel canone libero le parti fissano l'importo come preferiscono, ma il regime fiscale di favore non si applica e la cedolare secca resta al 21%. Nel contratto 3+2 la libertà contrattuale è limitata, ma il vantaggio fiscale è considerevole. Va distinto anche dal contratto transitorio (durata da uno a diciotto mesi, non rinnovabile, riservato a esigenze temporanee documentate) e dal contratto per studenti universitari (da sei a trentasei mesi, riservato a immobili in Comuni sede di università). Esistono inoltre varianti del 3+2: la durata può salire a 4+2 o 5+2 nei Comuni dove l'accordo territoriale lo prevede.

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Quadro normativo

La fonte primaria è la legge 9 dicembre 1998, n. 431, e in particolare l'articolo 2, comma 3, che introduce nell'ordinamento italiano la figura del contratto a canone concordato e rinvia agli accordi territoriali la determinazione dei valori minimi e massimi del canone per zona omogenea. Il decreto attuativo di riferimento è il Decreto del Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti del 16 gennaio 2017, emanato di concerto con il Ministero dell'Economia, che ha riscritto la convenzione nazionale e i contratti tipo, oggi obbligatori in tutta Italia. Il contratto deve avere forma scritta a pena di nullità (articolo 1, comma 4 della legge 431/1998) e va registrato presso l'Agenzia delle Entrate entro trenta giorni dalla stipula, tramite il modello RLI.

Le agevolazioni fiscali poggiano su una stratificazione di norme. La cedolare secca al 10%, prevista dall'articolo 3, comma 2 del D.Lgs. 14 marzo 2011, n. 23, si applica solo se l'immobile si trova in un Comune ad alta tensione abitativa secondo gli elenchi CIPE o nelle undici grandi città individuate dal decreto legge 551/1988 (Bari, Bologna, Catania, Firenze, Genova, Milano, Napoli, Palermo, Roma, Torino, Venezia) e nei loro comuni confinanti. La riduzione IMU del 25% è disposta dall'articolo 1, comma 760 della legge 27 dicembre 2019, n. 160, e vale su tutto il territorio nazionale. La base imponibile dell'imposta di registro è ridotta al 70% del canone annuo per i contratti concordati ai sensi dell'articolo 8 della legge 431/1998.

Per i contratti "non assistiti", ossia stipulati senza la partecipazione di un'associazione firmataria dell'accordo territoriale, la Risoluzione 31/E del 2018 dell'Agenzia delle Entrate impone l'attestazione di rispondenza rilasciata da una di tali associazioni. Non è una formalità accessoria: è la prova documentale che il canone rientra nelle fasce concordate e che il contratto è realmente meritevole della tassazione agevolata, come ribadito dalla scheda informativa dell'Agenzia delle Entrate sulla cedolare secca. Le altre tipologie di documenti per la locazione e la compravendita seguono ciascuna il proprio quadro normativo.

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Quando serve questo contratto?

Il caso più frequente è quello del proprietario in città grande che cerca un inquilino stabile e vuole massimizzare la convenienza fiscale. Un appartamento in zona semicentrale a Milano, Roma o Bologna locato a canone libero spinge il proprietario verso lo scaglione IRPEF marginale, oppure verso la cedolare ordinaria al 21%; lo stesso immobile a canone concordato dimezza l'aliquota e taglia un quarto dell'IMU. Su un canone medio cittadino, il risparmio fiscale annuo è significativo e compensa ampiamente il canone leggermente inferiore imposto dall'accordo territoriale.

Il secondo scenario è la locazione a studenti universitari fuori sede quando l'immobile non rientra nei requisiti del contratto studenti puro. In molte università il 3+2 a canone concordato è preferito perché garantisce stabilità per la durata del percorso di laurea e accesso alle stesse agevolazioni fiscali, senza il vincolo di durata massima. Una variante diffusa a Bologna, Padova e Pisa è il 3+2 nelle vie a forte concentrazione studentesca, dove le associazioni hanno fissato fasce specifiche di canone.

Un terzo caso è il proprietario di seconda casa che vuole regolarizzare una locazione precedentemente in nero o passare da una soluzione turistica a un'occupazione stabile. Vale la pena segnalare un edge case: il proprietario di immobile classificato in categoria catastale A/1, A/8 o A/9 (signorili, ville, castelli) non può accedere al canone concordato, indipendentemente dalle condizioni dell'immobile o dalla volontà delle parti. Per altri adempimenti dichiarativi e attestazioni collegati alla locazione esistono modulistiche dedicate.

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Clausole principali del nostro modello

Il modello Captain.Legal recepisce le clausole-tipo del DM 16 gennaio 2017 e le adatta automaticamente in base al Comune selezionato.

  • L'identificazione delle parti è strutturata per accogliere il locatore in nome proprio o in rappresentanza di una società, e una pluralità di conduttori in solido tra loro. Ogni occupante adulto va indicato espressamente: la giurisprudenza tributaria nega le agevolazioni quando l'attestazione si riferisce a un soggetto diverso da quello che firma il contratto.
  • La descrizione dell'immobile include i dati catastali completi (foglio, particella, subalterno, categoria, classe, rendita), l'indirizzo, la superficie utile e la dotazione di pertinenze. L'inserimento corretto della categoria catastale è critico: A/1, A/8 e A/9 fanno decadere l'intera struttura di favore.
  • La determinazione del canone richiama l'accordo territoriale vigente nel Comune e indica la fascia di valore applicata alla zona dell'immobile. Una clausola tipica precisa che il canone non è soggetto ad aggiornamento ISTAT finché è in vigore l'opzione cedolare secca, rinuncia espressa imposta dalla normativa fiscale di settore.
  • Il deposito cauzionale, limitato dall'articolo 11 della legge 392/1978 a un massimo di tre mensilità, è regolato con clausola di restituzione e calcolo degli interessi legali dovuti al conduttore all'esito del rapporto.
  • Il regime di ripartizione delle spese segue la tabella allegata alla legge 392/1978: spese ordinarie a carico del conduttore, straordinarie e amministrazione condominiale a carico del locatore. La tabella è precompilata e modificabile voce per voce.
  • La clausola di recesso del conduttore disciplina i sei mesi di preavviso prescritti dall'articolo 3, comma 6 della legge 431/1998 e ammette il recesso anticipato per gravi motivi. Il trattamento delle scritture private collegate, come i verbali e gli atti di gestione interna, segue regole analoghe per forma e prova.
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Specificità territoriali per le principali città

Ogni accordo territoriale vive di vita propria. Le differenze tra città non sono di dettaglio: incidono sulla validità stessa del contratto e sulla soglia delle agevolazioni applicabili.

Roma. L'accordo territoriale di Roma, aggiornato nel 2023, divide il territorio comunale in sette zone OMI, ciascuna con fasce di canone al metro quadro. La fascia massima nella zona centrale supera del trenta per cento quella delle aree periferiche, ma resta significativamente sotto i valori di mercato. L'attestazione di rispondenza è gestita dalle associazioni firmatarie (Confedilizia, ASPPI, UPPI per la proprietà; SUNIA, SICET, UNIAT per i conduttori). Roma applica inoltre, su delibera del Consiglio capitolino, una riduzione IMU comunale aggiuntiva che si sovrappone al taglio nazionale.

Milano. L'accordo milanese, rinnovato nel 2022, è il più granulare d'Italia: quattordici zone urbanistiche, distinzione tra immobili ante e post 1989, parametri integrativi per ascensore, riscaldamento autonomo e posto auto. Il canone effettivo si discosta sensibilmente dal canone libero in zone come Porta Romana o Isola, dove la fascia massima resta ben sotto il mercato. Tutto il territorio comunale e i comuni dell'hinterland inclusi nell'elenco CIPE godono della cedolare al 10%.

Bologna. L'accordo bolognese è storicamente uno dei più favorevoli al conduttore. La forbice è stretta e i parametri di adeguamento incorporano la classe energetica, una specificità introdotta nel 2020. L'attestazione non è facoltativa: senza di essa l'Agenzia delle Entrate revoca le agevolazioni in sede di controllo. La presenza diretta a Bologna di sportelli delle associazioni di categoria firmatarie dell'accordo facilita l'accesso alla certificazione.

Firenze e Napoli. A Firenze l'accordo del 2022 ha introdotto una fascia ridotta per immobili nel centro storico UNESCO, con vincoli architettonici che ne limitano la ristrutturazione. A Napoli la zonizzazione è più semplice ma il canone concordato è ancora poco utilizzato fuori dal centro: prima di firmare vale la pena verificare presso un'associazione l'inquadramento corretto della zona, perché la conformità alla fascia è condizione fattuale dell'intero impianto fiscale.

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Errori comuni da evitare

L'errore più frequente è stipulare un canone superiore alla fascia massima dell'accordo territoriale, anche solo di pochi euro al mese. In sede di verifica fiscale, l'Agenzia delle Entrate riqualifica il contratto come canone libero e revoca retroattivamente la cedolare al 10%, recuperando l'imposta dovuta al 21% maggiorata di interessi e sanzioni. Il secondo errore di pari gravità è omettere l'attestazione di rispondenza quando il contratto è non assistito: la Risoluzione 31/E/2018 è esplicita e nessuna giurisprudenza successiva l'ha mitigata. Il terzo è dimenticare la registrazione entro trenta giorni dalla firma: oltre il termine scattano sanzione per tardivo versamento dell'imposta di registro e ravvedimento operoso, che non sempre salva la cedolare.

Un quarto errore meno visibile riguarda la conferma dell'opzione alla proroga biennale. Alla fine del primo triennio il contratto si rinnova automaticamente, ma il locatore deve confermare l'opzione cedolare presso l'Agenzia delle Entrate entro trenta giorni dalla scadenza. Omessa la conferma, si rientra nel regime ordinario per il biennio successivo, con l'imposta di registro nuovamente dovuta. Infine, evita di affittare a una società ad uso foresteria sperando di mantenere il regime concordato: il contratto stipulato con un conduttore che agisce nell'esercizio di un'attività d'impresa o di lavoro autonomo esclude la cedolare secca, anche se l'immobile sarà di fatto abitato da un dipendente. Per chi opera in forma societaria valgono altre soluzioni di costituzione e adempimento societario, gestite separatamente dal contratto di locazione.

Domande frequenti

Sì, ma solo se l'immobile si trova in uno dei Comuni indicati dall'articolo 1, comma 1 del D.L. 551/1988 (le undici grandi città italiane e i loro comuni confinanti), nei capoluoghi di provincia ad alta tensione abitativa secondo gli elenchi CIPE, o nei Comuni colpiti da eventi calamitosi dichiarati ai sensi del D.L. 47/2014. Fuori da questi elenchi, anche un contratto 3+2 perfettamente conforme all'accordo territoriale resta soggetto all'aliquota ordinaria del 21%. È l'errore più frequente tra i proprietari che firmano contando su un risparmio fiscale che la legge non concede al loro Comune.

La durata minima legale è di tre anni, prorogati automaticamente di due alla prima scadenza salvo disdetta motivata del locatore per i gravi motivi dell'articolo 3, comma 1 della legge 431/1998. Al termine del quinquennio, il contratto si rinnova ulteriormente di tre anni, salvo una nuova disdetta motivata. Gli accordi territoriali di alcune città (Milano, Bologna, Padova) ammettono varianti 4+2 o 5+2, da verificare in sede di firma. Il conduttore può recedere in qualsiasi momento per gravi motivi, con sei mesi di preavviso a mezzo raccomandata A/R o PEC.

Sì, la registrazione è obbligatoria e va effettuata entro trenta giorni dalla firma tramite il modello RLI, in via telematica o presso un ufficio territoriale. Senza registrazione il contratto è nullo ai sensi dell'articolo 1, comma 346 della legge 311/2004 e nessuna delle agevolazioni fiscali è esigibile. Con la cedolare secca al 10%, l'imposta di registro e quella di bollo non sono dovute, ma la registrazione resta obbligatoria. Se opti per la cedolare in un'annualità successiva alla prima, devi confermare l'opzione presso l'Agenzia entro trenta giorni dalla scadenza dell'annualità precedente.

Il modello Captain.Legal si scarica sia in formato Word (.docx) sia in PDF. La versione Word è pensata per le correzioni a mano libera e per l'inserimento di clausole aggiuntive specifiche del singolo accordo territoriale; la versione PDF è ottimizzata per la firma autografa o digitale e per il caricamento in fase di registrazione. Entrambe le versioni sono generate dallo stesso modello e contengono le clausole obbligatorie del DM 16 gennaio 2017. Puoi consultare l'intero catalogo dei modelli contrattuali italiani per verificare formati e varianti disponibili.

Sì, a condizione che venga firmato dalle parti e registrato all'Agenzia delle Entrate entro trenta giorni. Il modello recepisce integralmente le clausole obbligatorie del contratto tipo allegato al DM 16 gennaio 2017 e si adatta automaticamente all'accordo territoriale del Comune selezionato. La validità contrattuale non dipende dal redattore del documento, ma dal rispetto delle prescrizioni della legge 431/1998 e della normativa fiscale di settore. Per i contratti non assistiti resta necessaria l'attestazione di rispondenza rilasciata da un'associazione firmataria dell'accordo, da allegare al contratto per documentare il diritto alle agevolazioni.

L'attestazione è una certificazione rilasciata da un'associazione della proprietà o degli inquilini firmataria dell'accordo territoriale, che certifica la conformità del contratto all'accordo stesso. Serve obbligatoriamente per i contratti non assistiti, ossia stipulati senza l'intervento diretto di una di queste associazioni durante la trattativa. Senza attestazione, l'Agenzia delle Entrate revoca in sede di controllo la cedolare secca al 10%, l'abbattimento IMU, la riduzione della base imponibile dell'imposta di registro e tutte le agevolazioni IRPEF dell'articolo 8 della legge 431/1998. La Risoluzione 31/E/2018 e la successiva Risposta n. 91/2025 dell'Agenzia confermano il carattere costitutivo dell'attestazione per i contratti non assistiti.

Il conduttore può recedere in qualsiasi momento per gravi motivi, con sei mesi di preavviso a mezzo raccomandata A/R o PEC, come stabilito dall'articolo 3, comma 6 della legge 431/1998. I "gravi motivi" sono interpretati estensivamente dalla giurisprudenza e includono trasferimenti di lavoro, mutate condizioni di salute o familiari e riduzione del reddito. Il locatore non può recedere alla prima scadenza triennale se non per i motivi tassativi dell'articolo 3, comma 1: necessità abitativa propria o di familiari prossimi, vendita a terzi senza diritto di prelazione del conduttore, ristrutturazione integrale che richiede il rilascio. Fuori da queste ipotesi, il rinnovo biennale automatico è obbligato.

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