Il caso più frequente è la chiusura estiva, tipicamente nella seconda metà di agosto, quando l'attività rallenta e mantenere aperto costa più di quanto renda. La comunicazione di ferie collettive fissa le date, indica i giorni imputati e chiarisce come si comportano i reparti che restano presidiati per manutenzione o pronti interventi. Il secondo scenario classico è la chiusura natalizia, spesso a cavallo tra Natale e l'Epifania, dove il calcolo si complica perché si intrecciano festività, permessi ex festività e ponti.
Serve poi quando l'azienda programma fermi tecnici di produzione, ad esempio per la revisione degli impianti, e preferisce far coincidere lo stop con le ferie del personale anziché ricorrere ad ammortizzatori sociali. Un caso meno lineare, ma molto comune nelle PMI, è quello del dipendente con monte ferie insufficiente a coprire l'intera chiusura: qui il documento deve prevedere espressamente la soluzione, che sia l'uso di permessi residui, l'anticipo di ferie non ancora maturate o, dove il CCNL lo consente, una giornata di permesso non retribuito concordata. Lasciare questo punto implicito è l'errore che genera più contestazioni sul cedolino. Un ultimo edge case riguarda i neoassunti entrati da poche settimane, che matureranno una frazione minima di ferie: per loro va definita in anticipo la copertura del periodo, evitando di scoprire a consuntivo uno scoperto retributivo difficile da spiegare.