Il diritto allo studio nasce uguale per tutti nell'art. 10, ma vive in modo molto diverso a seconda del contratto collettivo. Vale la pena ragionare per macro-aree, perché è lì che cambiano percentuali, preavviso e tetto orario.
Commercio e terziario: i CCNL del settore confermano in genere il tetto delle 150 ore annue e la soglia del 3% dei dipendenti a tempo indeterminato. Il preavviso richiesto è spesso fissato in modo puntuale (frequentemente intorno ai trenta giorni per la presentazione del piano annuale), e l'ordine di precedenza premia chi è all'ultimo anno di corso. Una domanda presentata fuori finestra rischia di non rientrare nella programmazione.
Metalmeccanici e industria: qui la disciplina è storicamente dettagliata, con regolamenti aziendali che precisano come va distribuito il monte ore e come si documentano frequenza ed esami. In questi contesti il regolamento interno è vincolante quanto il CCNL, quindi la domanda va costruita sulle scadenze che l'azienda ha già fissato e comunicato.
Pubblico impiego e terzo settore: nel comparto pubblico le 150 ore seguono regole proprie definite dai contratti di comparto, con graduatorie annuali e domande da presentare entro termini perentori, spesso a fine anno per l'anno successivo. In alcuni contratti del terzo settore la percentuale di accesso scende al 2% del personale, il che rende la tempestività della domanda ancora più decisiva. Chi opera in associazioni ed enti del Terzo settore può inquadrare il proprio rapporto guardando anche ai modelli per la gestione delle associazioni e degli ETS, dove la cornice organizzativa incide sulle modalità di concessione.
Scuola dell'obbligo: caso speciale trasversale. Quando il permesso serve a frequentare la scuola dell'obbligo, diversi contratti elevano il tetto fino a 250 ore annue individuali, anziché 150. Se rientri in questa ipotesi, la richiesta deve dichiararlo espressamente, perché il plafond applicato cambia.