Associazione

Regolamento interno associazione conforme al D.Lgs. 117/2017

Modello di regolamento interno per associazioni, APS, ODV e ASD redatto su Codice civile, D.Lgs. 117/2017 e D.Lgs. 36/2021. Scarica in Word e PDF.
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Il regolamento interno dell'associazione traduce lo statuto in regole operative: quanto vale la quota sociale e cosa succede a chi non la paga, chi può usare la sede e a quali condizioni, come si rimborsano le spese ai volontari, quali sanzioni si applicano al socio che viola le regole, come lavorano in concreto consiglio direttivo e assemblea. Il modello Captain.Legal è pensato per associazioni non riconosciute, APS, ODV e ASD che vogliono un regolamento associativo coerente con il Codice civile e con il Codice del Terzo Settore, compilabile in pochi minuti e scaricabile in Word e PDF. Lo statuto fissa i principi; il regolamento li rende applicabili ogni giorno.

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Regolamento interno associazione conforme al D.Lgs. 117/2017

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Cos'è il regolamento interno di un'associazione?

Nel diritto associativo italiano il regolamento interno è una fonte di rango inferiore allo statuto. Lo statuto contiene le norme fondamentali dell'ente (scopo, patrimonio, organi, diritti e obblighi degli associati) e, per gli ETS, è depositato al RUNTS. Il regolamento contiene le norme di attuazione: non crea né toglie diritti, ma stabilisce come quelli previsti dallo statuto si esercitano in pratica. Per le associazioni non riconosciute la base giuridica è l'art. 36 del Codice civile, che affida l'ordinamento interno agli accordi degli associati; per gli enti iscritti al RUNTS il D.Lgs. 117/2017 menziona il regolamento dei lavori assembleari tra gli atti che l'assemblea approva.

La differenza pratica si vede al momento della modifica. Cambiare lo statuto richiede un'assemblea straordinaria con quorum rafforzati e, per gli ETS, il deposito al RUNTS; cambiare il regolamento richiede una delibera dell'organo indicato dallo statuto, a maggioranza semplice e senza deposito. Per questo tutto ciò che cambia spesso (quote, orari della sede, modulistica dei rimborsi) va nel regolamento. Un regolamento che contraddice lo statuto è privo di effetti nella parte in contrasto, e il socio che lo subisce può farlo valere in giudizio. Tra i modelli per associazioni ed enti del Terzo Settore di Captain.Legal, è il documento che governa davvero la vita quotidiana dell'ente.

Quadro normativo

Nessuna norma italiana definisce il regolamento interno di un'associazione: l'ente ha ampia libertà di contenuto, purché rispetti la gerarchia delle fonti, con le norme imperative del Codice civile al vertice, poi lo statuto, poi il regolamento, infine le singole delibere. Alcuni punti restano fuori dalla sua portata: l'art. 21 c.c. stabilisce i quorum assembleari; l'art. 24 riserva all'assemblea l'esclusione dell'associato per gravi motivi e concede all'escluso sei mesi dalla notifica per ricorrere al giudice; l'art. 23 rende annullabili le delibere contrarie alla legge o allo statuto, via che vale anche per un regolamento illegittimo.

Per gli enti del Terzo Settore si aggiunge il D.Lgs. 3 luglio 2017, n. 117. L'art. 23 impone di motivare il rigetto della domanda di ammissione entro sessanta giorni, l'art. 24 limita le deleghe in assemblea a tre per associato (cinque negli enti con almeno cinquecento associati) e ammette il voto elettronico solo se lo statuto lo prevede, l'art. 25 affida all'assemblea l'esclusione degli associati, salvo diversa previsione statutaria, e l'approvazione dell'eventuale regolamento dei lavori assembleari. Sui rimborsi ai volontari l'art. 17, commi 3 e 4, è categorico: solo spese effettivamente sostenute e documentate, entro limiti fissati in anticipo dall'ente, divieto di forfettari e una sola apertura all'autocertificazione ex art. 46 d.P.R. 445/2000 per importi minimi, previa delibera dell'organo competente. Il testo consolidato del Codice del Terzo settore su Normattiva è il riferimento da rileggere prima di ogni adeguamento.

Le associazioni sportive dilettantistiche seguono il D.Lgs. 36/2021, il cui art. 29, riscritto dalla legge 106/2024, ammette per i volontari sportivi rimborsi forfettari entro un tetto mensile, anche nel comune di residenza, con delibera preventiva e comunicazione al RASD. Chi parte da uno statuto per associazione sportiva dilettantistica deve quindi allineare il regolamento a un regime diverso da quello degli ETS. Quanto alla forma: il regolamento è valido con la sola delibera di approvazione trascritta a verbale, senza notaio, senza registrazione, senza deposito.

Quando serve un regolamento interno

Il primo segnale è la crescita. Finché l'ente conta una ventina di soci che si conoscono tutti, le regole non scritte reggono; oltre quella soglia ogni decisione presa a voce diventa contestabile. Il secondo caso, il più frequente, è la gestione di una sede o di un impianto: una sala prove, una palestra in convenzione con il Comune, un circolo con bar sociale. Senza regole scritte su orari, prenotazioni, chiavi e danni, ogni incidente diventa una lite tra il presidente e il socio che ha rotto l'attrezzatura. Il terzo caso riguarda i rimborsi spese ai volontari: l'art. 17 CTS pretende che limiti e condizioni siano stabiliti preventivamente dall'ente, e il regolamento è il luogo naturale in cui farlo.

Il quarto caso è il primo procedimento disciplinare: un'esclusione improvvisata viene regolarmente annullata per difetto di contraddittorio. Il quinto è l'iscrizione al RUNTS, quando l'ente scopre che lo statuto APS conforme al Codice del Terzo Settore appena adottato rinvia a un regolamento che nessuno ha redatto. Due casi limite: le APS che somministrano alimenti e bevande ai soci nella propria sede ai sensi dell'art. 85, comma 4, CTS hanno bisogno di regole rigorose sull'accesso riservato agli associati, pena la perdita del regime agevolato; le associazioni con soci minorenni, tipiche dello sport giovanile, devono stabilire chi esercita il voto e chi risponde della quota, tema che lo statuto di solito ignora.

Clausole principali del nostro modello

  • La clausola sulle quote associative distingue quota di ammissione e quota annuale, ne fissa la scadenza e affida l'importo all'organo indicato dallo statuto. Il socio moroso è sollecitato, poi sospeso, infine dichiarato decaduto; la quota resta non rimborsabile e non trasmissibile, come richiedono l'art. 24 c.c. e l'art. 148 TUIR.
  • La disciplina dell'ammissione e del recesso recepisce l'art. 23 CTS: domanda scritta, decisione entro sessanta giorni, motivazione del rigetto e diritto di chiedere che si pronunci l'assemblea. Il recesso non libera dalla quota dell'anno in corso.
  • La sezione sull'uso delle strutture e delle attrezzature regola orari, prenotazioni, consegna delle chiavi, divieto di uso per scopi personali o commerciali e responsabilità del socio per i danni. Se la sede è concessa dal Comune, il regolamento rinvia alla convenzione, che prevale.
  • Il capitolo sui rimborsi spese esiste in due varianti. Per gli ETS riproduce i vincoli dell'art. 17 CTS: modulo di richiesta, giustificativi, tipologie di spesa ammesse, tetti massimi e delibera preventiva per l'autocertificazione; per le ASD segue l'art. 29 del D.Lgs. 36/2021 con il forfettario comunicato al RASD.
  • Il procedimento disciplinare, graduato in richiamo, sospensione e proposta di esclusione, garantisce il contraddittorio: contestazione scritta, termine per le controdeduzioni, audizione su richiesta, decisione motivata e ricorso interno all'assemblea o ai probiviri. Senza questa sequenza l'esclusione è esposta all'annullamento.
  • Il funzionamento del consiglio direttivo copre convocazione, quorum, verbalizzazione, deleghe al presidente e al tesoriere con soglie di spesa, astensione per conflitto di interessi ai sensi dell'art. 27 CTS e tenuta dei libri sociali dell'art. 15.
  • La clausola sui volontari istituisce il registro dell'art. 17, comma 1, richiama l'assicurazione dell'art. 18 e li separa dai collaboratori retribuiti, per i quali servono contratti di lavoro e di collaborazione per il personale dell'ente, non un rimborso.

Considerazioni regionali

Lombardia. La legge regionale 14 febbraio 2008, n. 1, testo unico su volontariato, cooperazione sociale e associazionismo, governa le misure di sostegno regionali accanto al Codice nazionale. Il Comune di Milano assegna gli spazi comunali alle associazioni con convenzioni che impongono al concessionario regole scritte sull'uso dei locali: il regolamento interno diventa un allegato della convenzione e deve rispettare le prescrizioni dell'ente concedente su orari, sicurezza e accesso dei terzi.

Lazio. A Roma molte associazioni operano in locali del patrimonio di Roma Capitale o dei Municipi, assegnati con procedure che richiedono un regolamento di utilizzo degli spazi e la prova della democraticità interna. L'Ufficio RUNTS della Regione Lazio gestisce uno dei bacini di iscritti più numerosi del Paese: un regolamento in contrasto con lo statuto fa emergere il problema in istruttoria e allunga l'iscrizione di mesi.

Emilia-Romagna. La legge regionale 31 maggio 2017, n. 8, sulla promozione delle attività motorie e sportive, ha favorito l'affidamento degli impianti pubblici alle ASD tramite convenzioni pluriennali, che impongono regole scritte su accesso, turni di utilizzo, custodia e manutenzione ordinaria. La sezione del regolamento dedicata alle strutture va redatta in modo da poter essere allegata al bando senza modifiche.

Trentino-Alto Adige. Le Province autonome di Trento e di Bolzano gestiscono direttamente i propri uffici del RUNTS ai sensi dell'art. 45 CTS, con prassi in parte diverse dalle Regioni ordinarie. A Bolzano la vita associativa è in larga parte bilingue: il regolamento interno viene redatto in italiano e in tedesco, e la versione tedesca va allineata alla terminologia dello statuto. In caso di divergenza tra le due versioni prevale quella indicata come autentica nel regolamento stesso, clausola che il modello permette di inserire.

Come compilare il regolamento interno

Si parte dalla scelta della tipologia di ente: associazione non riconosciuta di diritto comune, APS, ODV o ASD. Da questa scelta dipende il resto, perché il modulo adatta riferimenti normativi, rimborsi e regole di ammissione al regime applicabile. Si inseriscono poi denominazione, sede e l'organo che lo statuto indica come competente per l'approvazione, richiamato nel preambolo. La sezione sulle quote chiede importo, scadenza e termini della morosità; quella sulle strutture chiede se la sede è di proprietà, in locazione o in concessione pubblica, e nel terzo caso inserisce il rinvio alla convenzione. Per i rimborsi il modulo propone le tipologie di spesa ammesse e, per gli ETS, la delibera sull'autocertificazione; per le ASD attiva la variante forfettaria. Il procedimento disciplinare è precompilato con termini modificabili. Al termine il documento viene generato in Word e PDF. Il regolamento entra in vigore solo con la delibera dell'organo competente: per questo il modello si abbina al verbale di assemblea ordinaria per l'approvazione del regolamento, che ne certifica la data di adozione.

Errori comuni da evitare

L'errore più diffuso è far dire al regolamento ciò che lo statuto non dice: introdurre soci sostenitori senza voto, ammettere la delega in assemblea quando lo statuto tace, spostare l'esclusione dei soci dall'assemblea al consiglio direttivo. In tutti questi casi la clausola è annullabile ai sensi dell'art. 23 c.c. e, per un ETS, il problema emerge alla prima verifica del RUNTS. Il secondo errore riguarda i rimborsi: molte associazioni prevedono un forfettario mensile per i volontari, vietato dall'art. 17, comma 3, CTS, oppure usano il rimborso per pagare di fatto un istruttore, con il rischio che Agenzia delle Entrate o INPS riqualifichino le somme come reddito da lavoro. Il terzo errore è l'esclusione decisa in un'unica seduta, senza contestazione scritta né termine a difesa: è la causa più frequente delle liti promosse dai soci esclusi, e il giudice annulla.

Seguono due errori di procedura. Il regolamento approvato dal consiglio direttivo quando lo statuto ne riserva l'approvazione all'assemblea è inefficace, e la ratifica successiva non sana le sanzioni già irrogate. Infine il copia-incolla tra tipologie di ente: un regolamento pensato per una ASD, con i suoi forfettari, trapiantato in una APS iscritta al RUNTS contrasta con il D.Lgs. 117/2017. Ogni tipologia di ente ha il proprio regime dei rimborsi, e il regolamento deve seguire quello giusto.

Punti chiave da ricordare

Gerarchia

Lo statuto viene prima del regolamento

Il regolamento interno non può creare o togliere diritti fissati dallo statuto: serve a renderli operativi. Per le associazioni non riconosciute il riferimento è l'art. 36 c.c.; per gli ETS conta anche il D.Lgs. 117/2017. Se una clausola regolamentare contraddice lo statuto, resta senza effetti nella parte incompatibile.

Gestione quotidiana

Le regole pratiche stanno qui

Quote sociali, uso della sede, rimborsi, sanzioni interne e funzionamento concreto di consiglio direttivo e assemblea trovano posto nel regolamento. È il documento giusto per ciò che cambia spesso, perché si modifica con la delibera dell'organo previsto dallo statuto, di norma senza assemblea straordinaria e senza deposito al RUNTS.

Limiti legali

Alcune decisioni restano vincolate

Il regolamento deve rispettare i paletti del Codice civile e del Codice del Terzo Settore. L'esclusione del socio richiede gravi motivi e può essere impugnata entro sei mesi dalla notifica. Per i volontari, l'art. 17 del D.Lgs. 117/2017 ammette solo spese effettive, documentate e con limiti fissati prima dall'ente.

Domande frequenti

No. Né il Codice civile né il D.Lgs. 117/2017 impongono un regolamento interno; l'unico atto obbligatorio è lo statuto. Diventa però necessario di fatto quando lo statuto vi rinvia ("le modalità sono disciplinate da apposito regolamento") e ogni volta che l'ente gestisce quote, strutture, rimborsi o sanzioni. L'assenza di regole scritte non invalida l'associazione, ma rende attaccabile ogni decisione presa senza una base condivisa.

Decide lo statuto. Se attribuisce la competenza al consiglio direttivo, basta una delibera a maggioranza trascritta nel libro delle adunanze. Se tace, la prassi prudente riconduce la competenza all'assemblea ordinaria, organo sovrano dell'ente, con la maggioranza semplice dell'art. 21 c.c.; per gli ETS l'art. 25 CTS le affida comunque il regolamento dei lavori assembleari. Il preambolo del modello indica organo e data di approvazione.

Per l'esclusione il termine legale è di sei mesi dalla notifica della delibera, ai sensi dell'art. 24, comma 3, c.c., davanti al giudice ordinario. Il regolamento aggiunge di norma un ricorso interno ai probiviri o all'assemblea, che sospende la sanzione fino alla decisione. Il modello prevede quindici giorni per le controdeduzioni e trenta per il ricorso interno, entrambi modificabili.

No. Al RUNTS si depositano atto costitutivo, statuto, bilanci e dati degli amministratori; il regolamento interno non rientra tra gli atti da depositare e non va registrato. Va però conservato con il verbale di approvazione, perché l'ufficio può richiederlo in sede di controllo. Per le ASD vale lo stesso rispetto al RASD, ferma la comunicazione dei forfettari prevista dall'art. 29 del D.Lgs. 36/2021.

Sì, a condizione che lo statuto non ne escluda l'esistenza e che venga approvato dall'organo competente. Il modello è redatto sulle norme del Codice civile, del D.Lgs. 117/2017 e del D.Lgs. 36/2021 e non contiene clausole che eccedono ciò che un regolamento può disciplinare. La validità delle singole regole dipende sempre dalla coerenza con lo statuto: per questo il modulo chiede quale organo approva e quali rinvii lo statuto contiene.

Il documento viene generato in Word e in PDF. La versione Word serve per gli adeguamenti successivi, frequenti nella vita di un'associazione; il PDF si allega al verbale, si affigge in bacheca e si consegna ai nuovi soci con la domanda di ammissione. Entrambi restano nell'area personale accanto agli altri documenti del catalogo dei documenti legali per l'Italia già compilati.

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Aggiornato il 23 settembre 2026

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