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Lettera di dimissioni volontarie con preavviso CCNL

Modello professionale di lettera di dimissioni volontarie con preavviso conforme al CCNL. Compilalo in 5 minuti, scarica subito in Word e PDF.
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La lettera di dimissioni volontarie è la dichiarazione scritta con cui un lavoratore subordinato comunica al datore di lavoro la volontà di sciogliere unilateralmente il contratto, nel rispetto del preavviso previsto dal CCNL applicato. Dopo la riforma Fornero del 2012 e l'articolo 26 del D.Lgs. 151/2015, la sola lettera firmata non basta più nella maggior parte dei rapporti subordinati: occorre trasmettere il modulo telematico tramite il portale del Ministero del Lavoro. Questo modello professionale, pensato per impiegati, operai, quadri e dirigenti di qualsiasi settore, accompagna la procedura digitale obbligatoria, indica con precisione data di decorrenza, preavviso e competenze maturate, e tutela il lavoratore in caso di contestazioni successive sul calcolo delle spettanze.

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Lettera di dimissioni volontarie con preavviso CCNL

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Che cos'è una lettera di dimissioni volontarie?

In termini giuridici, le dimissioni sono un negozio unilaterale recettizio: producono effetti dal momento in cui giungono a conoscenza del datore di lavoro. La lettera che le formalizza non è un atto meramente protocollare. È la prova documentale della volontà del lavoratore, della data in cui questa è stata manifestata e del termine di preavviso che il dipendente intende rispettare. Nel sistema italiano post-2015 convivono due binari paralleli: il modulo telematico trasmesso tramite il portale servizi.lavoro.gov.it, atto costitutivo della validità delle dimissioni, e la lettera di dimissioni vera e propria, che resta lo strumento di comunicazione formale verso il datore di lavoro e contiene gli elementi che il modulo non gestisce, dalle formule di saluto alle indicazioni operative sulla riconsegna del materiale aziendale.

La differenza con la risoluzione consensuale è netta. Nelle dimissioni la volontà del lavoratore è sufficiente, il consenso del datore di lavoro irrilevante, e la procedura telematica è gestita esclusivamente dal dipendente. Nella risoluzione consensuale, invece, l'accordo bilaterale viene firmato da entrambe le parti e produce effetti diversi sul diritto alla NASpI. Distinguere correttamente i due istituti è il primo passo per evitare contestazioni: una dimissione qualificata erroneamente come risoluzione consensuale può costare al lavoratore l'indennità di disoccupazione, mentre una risoluzione consensuale presentata come dimissione fa decadere l'eventuale incentivo economico pattuito.

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Quadro normativo

Il primo riferimento è l'articolo 2118 del Codice civile, che fonda il diritto di ciascuna parte di recedere dal contratto a tempo indeterminato dando il preavviso stabilito dagli usi, dall'equità o dal contratto collettivo. L'articolo 2119 introduce l'eccezione fondamentale della giusta causa: quando si verifica un fatto talmente grave da non consentire la prosecuzione neppure provvisoria del rapporto, il lavoratore può dimettersi con effetto immediato e mantiene il diritto all'indennità sostitutiva del preavviso. Mancato pagamento delle retribuzioni protratto, demansionamento sostanziale, molestie, modifiche unilaterali peggiorative del contratto: la giurisprudenza della Cassazione Sezione Lavoro ha consolidato un catalogo casistico ampio ma rigoroso.

Sul piano procedurale, l'articolo 26 del D.Lgs. 14 settembre 2015 n. 151 ha rivoluzionato il sistema imponendo la forma telematica esclusiva per dimissioni e risoluzioni consensuali. Le modalità tecniche sono fissate dal DM 15 dicembre 2015. Il modulo viaggia su servizi.lavoro.gov.it, accessibile con SPID, CIE o CNS, e indica datore di lavoro, data di decorrenza, tipologia (volontarie, per giusta causa, risoluzione consensuale) e codice contratto. La mancata trasmissione del modulo telematico rende le dimissioni inefficaci, anche se la lettera cartacea è stata regolarmente consegnata in azienda con tanto di firma per accettazione. La sanzione amministrativa per chi altera il modulo va da 200 a 1.500 euro, salvo ipotesi di reato.

Sono esenti dalla procedura telematica il periodo di prova, il lavoro domestico, le dimissioni in sede protetta davanti a Ispettorato Territoriale del Lavoro, commissioni di certificazione o organizzazioni sindacali, e i casi in cui interviene la convalida ITL: lavoratrice madre o lavoratore padre durante il primo anno di vita del bambino ai sensi dell'art. 55 D.Lgs. 151/2001, e lavoratrice nei primi dodici mesi dalla celebrazione del matrimonio. Per le specifiche operative aggiornate e l'accesso al servizio ufficiale, il portale telematico del Ministero del Lavoro per le dimissioni volontarie raccoglie modulistica, guida utente e canali di assistenza.

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Quando serve questa lettera

Il caso più frequente è la transizione verso un nuovo impiego: il lavoratore ha firmato un contratto con un altro datore e deve liberarsi dal rapporto in corso rispettando il preavviso del CCNL. Qui la lettera ha una funzione operativa precisa, perché fissa la data di decorrenza delle dimissioni e calcola la data effettiva di cessazione tenendo conto dei giorni o mesi di preavviso. Un secondo scenario tipico è il passaggio al lavoro autonomo o l'avvio di un'attività d'impresa, situazione in cui la cessazione del rapporto subordinato si intreccia con scelte fiscali e previdenziali da pianificare per tempo. Chi sta valutando questo passo trova utile preparare in parallelo la lettera e i modelli per la creazione di SRL, SAS e altre società italiane, perché allineare la data di cessazione del lavoro dipendente con l'apertura della partita IVA evita buchi contributivi.

Il terzo caso è quello delle dimissioni per giusta causa, da formulare con cautela e supportare con prove documentali: ritardi sistematici nel pagamento delle retribuzioni, demansionamento, trasferimento illegittimo, comportamenti vessatori del datore. La lettera deve esporre i fatti in modo circostanziato, perché diventerà il riferimento probatorio quando il lavoratore chiederà la NASpI all'INPS o agirà giudizialmente per ottenere l'indennità sostitutiva del preavviso. Esistono poi situazioni limite: dimissioni durante il periodo di prova, dimissioni rassegnate dopo l'apertura di una procedura disciplinare per anticipare un licenziamento e proteggere la reputazione professionale, dimissioni per pensionamento o per accesso alla quota anticipata. Ciascuna scelta produce conseguenze diverse su TFR, NASpI e ricostruzione contributiva.

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Clausole e contenuti chiave del modello

Il modello Captain.Legal copre tutte le informazioni che la lettera deve contenere per affiancare correttamente la trasmissione telematica e regolare i rapporti residui con il datore di lavoro.

  • L'identificazione delle parti apre la lettera con dati anagrafici completi del lavoratore, codice fiscale, qualifica e mansione, oltre alla denominazione esatta del datore di lavoro come risulta dalla Comunicazione Obbligatoria UniLav. Nei contenziosi sul preavviso, una qualifica errata è quasi sempre il primo punto contestato.
  • La data di decorrenza delle dimissioni indica il giorno in cui il lavoratore comunica formalmente la propria volontà, distinta dalla data di cessazione effettiva che cade alla scadenza del preavviso. È questa distinzione che permette il calcolo dell'ultimo cedolino e la programmazione della sostituzione interna.
  • Il richiamo al preavviso contrattuale specifica il CCNL applicato con sigla e data, l'articolo che disciplina il preavviso per la categoria del dipendente e i giorni o mesi effettivi. Per gli impiegati del CCNL Terziario Confcommercio il termine va da 30 a 90 giorni in base al livello; per gli operai del CCNL Metalmeccanico Industria oscilla tra 6 e 15 giorni di calendario.
  • La dichiarazione sulla restituzione dei beni aziendali copre badge, dispositivi mobili, autoveicolo, materiale informatico e documentazione, fissando una scadenza e una persona di riferimento. Senza questa clausola, eventuali contestazioni sull'integrità dei beni rischiano di gravare in compensazione sul TFR, con trattenute che diventano quasi sempre oggetto di lite.
  • Il promemoria su TFR, ratei e ferie non godute ricorda al datore di lavoro l'obbligo di liquidare il trattamento di fine rapporto nei termini contrattuali, oltre alle ferie e ai permessi non utilizzati. Per le ferie residue non vale la regola del "se non le prendi, le perdi": l'art. 10 D.Lgs. 66/2003 impone la monetizzazione al momento della cessazione, salvo effettiva fruizione durante il preavviso.
  • L'indicazione della tipologia di dimissioni (volontarie con preavviso, per giusta causa, durante il periodo di prova) deve coincidere esattamente con quella selezionata sul modulo telematico, perché qualsiasi divergenza tra documento cartaceo e dichiarazione telematica diventa la prima leva contestativa in caso di lite. Per la gestione documentale collegata alla cessazione del rapporto, conviene tenere a portata di mano gli altri modelli HR e di gestione del personale.
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Considerazioni per CCNL e categoria contrattuale

Il preavviso e la corretta qualificazione delle dimissioni dipendono in larga misura dal contratto collettivo applicato. Trattare il rapporto come se la disciplina fosse unica per tutti è l'errore più costoso dell'intero processo.

CCNL Terziario, Distribuzione e Servizi (Confcommercio) è il contratto applicato a oltre tre milioni di lavoratori del commercio, della distribuzione organizzata e dei servizi terziari. Il preavviso per dimissioni di impiegati va da 30 giorni per i livelli più bassi a 90 giorni per i quadri, calcolato in giorni di calendario. L'art. 240 CCNL Terziario prevede che il termine decorra dal primo o dal sedicesimo giorno del mese successivo alla comunicazione: una dimissione trasmessa il 20 settembre con preavviso di 60 giorni non scade quindi il 19 novembre, ma il 30 novembre. Conviene verificare sempre la decorrenza prima di firmare un nuovo contratto con altro datore.

CCNL Metalmeccanico Industria disciplina circa 1,5 milioni di operai, intermedi, impiegati e quadri. Per gli operai il preavviso oscilla tra 6 e 15 giorni in base alla categoria; per gli impiegati va da 30 a 75 giorni secondo livello e anzianità. L'art. 11 sezione quarta del CCNL permette al datore di rinunciare al preavviso, ipotesi che però non priva il lavoratore dell'indennità sostitutiva, salvo accordo scritto contrario. La sezione operai conteggia i giorni in modo specifico, con effetti pratici importanti sull'ultimo cedolino.

CCNL Edilizia Industria segue una logica più snella, coerente con la stagionalità del settore. Per gli operai il preavviso è generalmente di 7 giorni, per gli impiegati edili da 30 a 120 giorni a seconda dell'inquadramento.

Pubblico impiego contrattualizzato è una zona a sé. Si applicano il D.Lgs. 165/2001 e i CCNL di comparto (Funzioni Centrali, Funzioni Locali, Sanità, Istruzione e Ricerca). Il preavviso è generalmente di 2 mesi, ma la procedura telematica delle dimissioni private non si applica: per il dipendente pubblico la cessazione passa attraverso il protocollo dell'amministrazione di appartenenza, con procedure specifiche per scuola e sanità.

Lavoro domestico (CCNL Colf e Badanti) è espressamente escluso dall'obbligo del modulo telematico. Restano applicabili i termini contrattuali ridotti del CCNL e l'invio della lettera tramite raccomandata A/R o PEC. Verifica sempre l'articolo del CCNL applicato e l'eventuale contratto di secondo livello aziendale prima di indicare la data di cessazione, perché le clausole derogatorie sono frequenti. Per chi presta servizio in enti del terzo settore, il CCNL UNEBA o il CCNL Cooperative Sociali introduce regole specifiche, allineate ai documenti per associazioni ed enti del terzo settore usati nella governance interna.

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Come compilare la tua lettera di dimissioni

Il percorso su Captain.Legal parte dall'indicazione del tipo di rapporto (tempo indeterminato, determinato, apprendistato, somministrazione, lavoro domestico) e del CCNL applicato, perché da questi due elementi dipendono procedura, preavviso e formule giuridiche corrette. Il generatore propone un menu ad albero con i principali contratti collettivi italiani e applica automaticamente i giorni o mesi di preavviso previsti per il livello dichiarato. A quel punto inserisci i dati anagrafici, il codice fiscale, la sede di lavoro effettiva, la qualifica esatta come risulta dalla busta paga e la data di assunzione. Il sistema calcola la data di decorrenza in funzione del giorno scelto e restituisce la data di cessazione effettiva, fondamentale per programmare l'ingresso nel nuovo impiego senza sovrapposizioni contributive.

Successivamente scegli la tipologia di dimissioni: volontarie con preavviso ordinario, per giusta causa motivata, durante il periodo di prova, oppure dimissioni esenti da procedura telematica (lavoro domestico, sede protetta). Per la giusta causa, una sezione dedicata raccoglie l'esposizione circostanziata dei fatti contestati al datore, rendendo la lettera utilizzabile come supporto per la successiva richiesta di NASpI all'INPS. L'ultimo passaggio aggiunge le clausole accessorie sulla restituzione dei beni aziendali, l'indirizzo PEC del datore e le formule di chiusura. Il documento viene generato in PDF e Word, pronto per la consegna a mano con firma per accettazione, la raccomandata A/R o l'invio tramite PEC.

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Errori comuni da evitare

L'errore più costoso è confondere la lettera con il modulo telematico. Il lavoratore prepara una bella lettera, la consegna in azienda, talvolta con firma per accettazione del datore di lavoro, e considera concluso il discorso. Senza la trasmissione del modulo su servizi.lavoro.gov.it le dimissioni restano giuridicamente inefficaci: il rapporto prosegue, il dipendente che smette di presentarsi può essere licenziato per assenza ingiustificata, con perdita della NASpI e contestazioni sul TFR. Lo stesso effetto si produce quando il modulo viene compilato con dati incoerenti rispetto alla lettera, ad esempio una data di decorrenza diversa: il giudice del lavoro tende a privilegiare il dato telematico, che è atto formale, generando un disallineamento sul calcolo del preavviso che ricade quasi sempre sul lavoratore.

Il secondo errore frequente è sbagliare il calcolo del preavviso. Molti CCNL contano in giorni di calendario, altri in giorni lavorativi, alcuni fanno decorrere il termine dal primo o dal sedicesimo del mese successivo alla comunicazione. Indicare un preavviso troppo breve espone il dipendente all'addebito dell'indennità sostitutiva a favore del datore di lavoro, trattenuta dall'ultima busta paga o dal TFR. Verifica sempre l'articolo del CCNL applicato prima di scrivere la data di cessazione. Altri errori ricorrenti: qualificare come giusta causa una situazione che la Cassazione Sezione Lavoro non riconosce tale, perdendo indennità sostitutiva e NASpI; trasmettere il modulo e ricordarsi tardi della finestra di 7 giorni prevista dall'art. 26 comma 2 D.Lgs. 151/2015 per la revoca; dimenticare che il cambio lavoro spesso coincide con un trasloco, situazione in cui i modelli di contratto di locazione e disdetta abitativa tornano utili in parallelo; trascurare la nomina di un terzo per il ritiro di documenti rimasti in azienda, operazione che richiede una procura tra le procure, attestazioni e altri adempimenti quotidiani.

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Domande frequenti

La lettera di dimissioni volontarie firmata basta o serve la procedura telematica?

La sola lettera cartacea non è più sufficiente nella stragrande maggioranza dei rapporti di lavoro subordinato. Dal 12 marzo 2016, in attuazione dell'art. 26 D.Lgs. 151/2015, le dimissioni volontarie e le risoluzioni consensuali devono passare dal modulo telematico del Ministero del Lavoro. La lettera firmata resta utile e raccomandata come comunicazione formale al datore di lavoro, ma sotto il profilo della validità giuridica conta il modulo telematico. Restano esenti il lavoro domestico, il periodo di prova, le dimissioni in sede protetta e i casi a convalida ITL.

In quale formato scarico il documento? Word, PDF, entrambi?

Al termine della procedura ricevi due file scaricabili immediatamente: il PDF, pronto per la firma e la consegna a mano o per l'invio tramite PEC, e il Word modificabile, utile se devi aggiungere clausole specifiche concordate con un consulente del lavoro o adattare il testo a una giusta causa particolarmente articolata. Entrambi i formati riportano i riferimenti al CCNL applicato e i calcoli automatici di preavviso e data di cessazione, in modo da avere sempre un originale archiviabile e una versione editabile.

Quanto preavviso devo dare prima di lasciare il lavoro?

Il preavviso dipende dal CCNL applicato, dal livello di inquadramento e dall'anzianità di servizio. Per gli impiegati del CCNL Terziario Confcommercio varia tra 30 e 90 giorni di calendario; per gli operai del CCNL Metalmeccanico Industria tra 6 e 15 giorni; per gli impiegati metalmeccanici tra 30 e 75 giorni. Il pubblico impiego contrattualizzato applica generalmente 2 mesi. Il generatore calcola automaticamente la data di cessazione una volta indicato CCNL e livello. In caso di giusta causa ai sensi dell'art. 2119 c.c. il preavviso non è dovuto e il datore deve l'indennità sostitutiva.

Posso revocare le dimissioni dopo averle trasmesse?

Sì, ma entro una finestra precisa. L'art. 26 comma 2 del D.Lgs. 151/2015 concede al lavoratore 7 giorni di tempo dalla trasmissione del modulo telematico per revocare le dimissioni o la risoluzione consensuale, sempre con la stessa procedura telematica. Trascorso il termine, l'unica strada è un accordo con il datore di lavoro per la prosecuzione del rapporto, che il datore non è tenuto ad accettare. La revoca tempestiva ripristina il rapporto come se le dimissioni non fossero mai state presentate, inclusa la maturazione di TFR e contributi.

Le dimissioni volontarie mi fanno perdere TFR e NASpI?

Il TFR spetta sempre, anche per dimissioni volontarie senza giusta causa: è retribuzione differita maturata mese dopo mese e il datore deve liquidarlo nei termini del CCNL, di norma entro 30 o 60 giorni dalla cessazione. La NASpI invece, di regola, non è riconosciuta nelle dimissioni volontarie. Fanno eccezione le dimissioni per giusta causa (mancato pagamento delle retribuzioni, demansionamento, mobbing accertato) e quelle della lavoratrice madre o del lavoratore padre nel primo anno di vita del figlio. La domanda all'INPS va presentata entro 68 giorni dalla cessazione.

Come scrivere dimissioni per giusta causa senza commettere errori?

La lettera deve circostanziare i fatti con date, importi non pagati, ordini di servizio, comunicazioni interne e qualificazione giuridica dei comportamenti del datore. Frasi generiche come "per mancato rispetto degli accordi" non bastano. La giurisprudenza della Cassazione Sezione Lavoro richiede che il fatto sia talmente grave da non consentire la prosecuzione neppure provvisoria del rapporto. La lettera diventa il documento di riferimento per la successiva domanda di NASpI all'INPS e per l'eventuale azione giudiziale di pagamento dell'indennità sostitutiva del preavviso. Conviene farsi assistere da un consulente del lavoro o da un avvocato giuslavorista.

Cosa cambia per dimissioni in prova, per madri lavoratrici o padri lavoratori?

Le dimissioni durante il periodo di prova sono escluse dalla procedura telematica obbligatoria ex art. 26 comma 7 D.Lgs. 151/2015: vale la disciplina dell'art. 2096 c.c. senza obbligo di preavviso, salvo diversa pattuizione del CCNL. Per la lavoratrice madre in gravidanza e fino al primo anno di vita del bambino, e per il lavoratore padre fruitore del congedo nello stesso periodo, l'art. 55 D.Lgs. 151/2001 impone la convalida ITL: le dimissioni acquistano efficacia solo dopo la convalida dell'Ispettorato e danno diritto alla NASpI. Per esplorare modelli compatibili con questi casi, consulta il catalogo completo dei nostri modelli legali italiani.

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